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Unconventional Dinner: mangiare in bianco non è mai stato così chic

InEventi & Appuntamenti, Torino su giugno 18, 2013 a 2:52 pm

Cena in bianco 1
Andare in bianco non ci piace. Passare la notte in bianco nemmeno. Cenare in bianco neppure. A meno che… A meno che cenare in bianco non significhi vestirsi con candide vesti, portare con sé un’immacolata tovaglia e, armati di tavolino e sedie, recarsi in una piazza (o altro luogo pubblico che verrà comunicato all’ultimo momento) a Torino per l’UNCONVENTIONAL DINNER, la Cena in Bianco di Torino, edizione 2013.
L’anno scorso la Cena in Bianco ha visto sedersi a tavola davanti a Palazzo Reale oltre 2500 bianco vestiti, mentre quest’anno gli iscritti sono quasi 6000.

Come si partecipa e come ci si iscrive a questo evento così speciale? Per iscriversi basta semplicemente mandare una mail di adesione a cenainbiancotorino@gmail.com e poi bisogna attrezzarsi con piatti in ceramica, bicchieri di vetro, tovaglie in tessuto, candele, tavolo, sedie – tutto rigorosamente bianco – e apparecchiare la propria cena per strada, sabato 22 giugno, in un luogo che verrà comunicato il giorno prima a tutti gli iscritti. Si comincia ad allestire i tavoli dalle 20,15 e la cena inizierà alle ore 21,00. Niente carta, niente plastica, niente lattine in tavola. Eleganze e sobrietà sì. Voglia di stupirsi anche. Il resto ve lo raccontano le immagini della cena dell’anno scorso, imagini che ho preso in prestito dalla pagina di Antonella, vulcanica organizzatrice dell’evento.

cena in bianco 2Cena in Bianco 3cena in bianco 5Cena in Binaco 4

Taccuino

UNCOVENTIONAL DINNER – CENA IN BIANCO TORINO
Sabato 22 giugno 2013
Per maggiori informazioni: unconventionaldinner.blogspot.it
La pagina Facebook della cena.

Da Marrakech con Olga alla ricerca dell’oro del deserto

InMarocco, Marrakech su giugno 6, 2013 a 9:16 am

20130521-035914-pm Foto: Olga Piscitelli

Sono arrivata in Marocco il 12.12.12, data di un certo spessore numerico…era la prima chiamata dei Maya per la fine del mondo. Avevo deciso di prendere un anno sabbatico dal giornalismo, mestiere che pratico da 20 anni”. Così mi scrive Olga, un’amica giornalista. È sabato pomeriggio, qui piove e lei è lì in Marocco a guardare il cielo di fronte al deserto.
Mi è sempre piaciuto chi ha il coraggio di cambiare, ribaltarsi la vita, inventarsi una nuova realtà, fare la valigia, chiudere la porta e andare. Per questo quando Olga ha cambiato il nome della città su Facebook da Milano a Marrakech io ho cominciato a seguire con curiosità e un po’ di sana invidia la sua nuova vita.
Olga si è trasferita in Marocco perchè è un paese che ama e che ha imparato a conoscere e ad apprezzare nei numerosi viaggi fatti nel paese nel corso degli anni. Appena traslocato a Marrakech ha cominciato a studiare l’arabo e a fare fotografie per riad, alberghi, case da affittare, in generale per quanti lavorano nel turismo (Olga è anche una brava fotografa).
Piano piano e in seguito a una bella esperienza di viaggio fatta a ottobre con un tour operator locale, le è venuta l’idea di lavorare come guida.

RabatStreet Foto: Olga Piscitelli

Scrive ancora Olga: “Avendo casa qui, molti amici italiani sono venuti a trovarmi fin dai primi giorni del mio trasloco. E tutti sempre volevano andare nel deserto con me. Sono sempre rientrati in Italia molto soddisfatti. Così pian piano è nata l’idea di trasformare Olga Tour in qualcosa di più strutturato, per rendere disponibili a molti i percorsi studiati per gli amici che volevano conoscere il deserto”. È così che, complice una serie di contatti e conoscenze locali, Olga apre L’Oro del Deserto, un piccolo tour operator che offre percorsi di viaggio, su misura nel e intorno al deserto.
A lavorare con Olga c’è Aziz, che lei definisce un ragazzo del deserto, un nomade e che, mi spiega, è il braccio operativo dell’agenzia, quello che di fatto organizza il viaggio e tiene i contatti con le strutture. Lei si occupa della comunicazione e studia le strade che rendono possibile capire gli aspetti sempre nuovi del deserto: l’adattamento di piante e animali, le oasi e il loro complesso sistema di irrigazione, le coltivazioni sotto le palme, la vita dei nomadi.
Il deserto è sempre al centro dei loro tour, anche quando questi prevedono tappe al mare.
 “La cosa ci riesce bene – mi spiega Olga- non solo perché siamo innamorati del deserto, ma anche perché il deserto occupa gran parte del Marocco”. E continua: “Il successo più grande, per ora, è quello di aver trasmesso rispetto per un ambiente così diverso da quello in cui di solito viviamo. Chi viaggia con noi, non chiede di fare l’idromassaggio quando scende dal dorso del dromedario. Piuttosto si dirige sicuro verso l’hammam.




 Non spreca l’acqua, e mangia i datteri con una consapevolezza diversa, consapevole che quel frutto ricchissimo è solo uno dei regali delle palme

OlgaCorreDeserto Foto: Olga Piscitelli

L’Oro del Deserto Tour propone alcuni itinerari base, da tre giorni nel deserto partendo da Marrakech a un giro del Marocco che inizia da Tangeri e dura 11 giorni. Si tratta di proposte che trovate dettagliate nel loro sito. Niente però è preconfezionato e tutto si può cambiare, anche perché come dicono Olga e Aziz all’Oro del Deserto Tour non vedono l’ora di “cucire viaggi sulla pelle di chi sa cosa vuol dire viaggiare”. Quindi se avete sempre sognato di fare un giro nel deserto e volete affidarvi a qualcuno appassionato e fidato, contattate Olga e Aziz. Io lo farò al più presto.

Taccuino

L’Oro del Deserto Tour
Scrivi: orodeldeserto@yahoo.com
Chiama: +212 667079804

Torino, bella e possibile

InGuide, Torino su maggio 26, 2013 a 9:07 pm

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“La necessità aguzza l’ingegno” o anche “la crisi come possibilità” o, per dirla con De Andrè, “dal letame nascono i fiori”. Ed è così che, in piena recessione, con la crisi che morde, il portafoglio che langue, il pianeta che a furia di non starci attenti si estingue, consumare a bassi costi o non consumare affatto (e quindi riutillizzare, riciclare, prestare…) diventa un imperativo quotidiano. Farlo felicemente è anche meglio. Farlo in una città come Torino si può, soprattutto seguendo i consigli e le soluzioni proposte dalle guida Torino (e dintorni) Low Cost – sottotitolo Guida anticrisi all’ex capitale dell’auto – fresca fresca di pubblicazione.
L’autrice, Bruna Gherner, torinese doc trapiantata a Milano dopo un passaggio a Berlino, è fermamente convinta che vivere bene a meno si può, anzi si deve. Forte di questa convinzione Bruna prima si inventa Survive Milano, un sito che segnala posti di qualità ma accessibili a tutti (sito che mi piace, ah quanto mi piace), poi scrive una guida sulla Milano Low Cost e infine svela trucchi e consigli per vivere o visitare Torino all’insegna del risparmio, della sostenibilità e del vivere bene.

Torino (e dintorni) low cost si rivolge ai torinesi, a chi in città si è trasferito e a chi, come me, non conosce la (ex) capitale dell’auto, ma progetta prima o poi di visitarla. La guida raccoglie oltre 300 posti, alcuni piuttosto inconsueti, e segnala aspetti curiosi della città.

Nello sfogliare la guida di Bruna ho lasciato qua e là dei segni, le cosiddette orecchie, per ricordarmi di posti e idee che mi sono piaciuti, e poiché ha un blog anche per il piacere delle condivisione, eccovi due dei posti che mi sono segnata. Il resto scopritelo voi sulla guida!

L’erba in salotto
Se il titolo vi fa pensare a un posto dove fumare su un divano, allora vi dico che siete fuori strada.
Questo indirizzo bello si chiama Melissa ed è un’erboristeria con salotto “a 65 passi dalla Mole Antonelliana”, come dice la proprietaria Valeria. Melissa è un posto davvero speciale in primis perché bellissimo, affollato com’è di vecchie cose e barattoli pieni di spezie ed erbe, con una tappezzeria da casa della nonna e un divano accogliente. È speciale perché Valeria e sua mamma ti accolgono e ti consigliano e chiacchierano con te, come in un salotto. Andateci a comprare tisane e caramelle, le mitiche caramelle Leone, quest’ultime fatte confezionare con etichette fatte realizzare apposta per l’erboristeria. Oppure andateci solo per vedere tanta bellezza casuale tutta in un posto solo.

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Bagni Municipali

Anche qui il nome potrebbe trarre in inganno. Anche in questo caso gli spazi sono riutillizati e contaminati, come il divano e la tappezzeria di Melissa. I Bagni Municipali, leggo sul loro sito, sono un Laboratorio di pratiche sostenibili, con cucina. Ah però, direte voi. E che cosa sarà mai? Andiamo con ordine. I Bagni, che si trovano in uno stabile che un tempo ospitava i bagni pubblici di zona, sono un bar dove fare colazione/pranzo/aperitivo. Un bar che pratica prezzi popolari e che serve sui suoi tavoli pane e sostenibilità: produttori etici, filiera corta, prodotti sfusi, acqua in brocca, zero plastica, zero lattine. Ha un cortile dove potersi sedere a leggere giornali e far scorrazzare i bambini, che lì trovano giochi e d’estate anche una piscinetta, oltre a un aperitivo dedicato ai piccoli. Ma non finisce qui. I Bagni non sono solamente una caffetteria ma ospitano progetti, in quanto fanno parte di uno spazio più grande e multiforme, la Casa di Quartiere di San Salvario, una delle più attive e vitali di Torino. Se vi state chiedendo cosa sono le Case di Quartiere, Bruna nella guida ci spiega che si tratta di luoghi di aggregazione, nati dala riqualificazione di vecchi edifici comunali e dove andare per frequentare corsi, vedere un film, partecipare a un evento, stare in compagnia. Insomma un’altra cosa bella di Torino che vorrei ci fosse anche nella mia città, ma non solo.

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Taccuino

Torino (e dintorni) low cost
Guida anticrisi alla (ex) capitale dell’auto

di Bruna Gherner
Edito da BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

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