Cenone di Capodanno casalingo? Meglio con il take away

C’è crisi e gli italiani rinunciano alla vacanza di fine anno e forse anche al cenone al ristorante. E così se ne stanno a casa, invitano gli amici, vanno a fare la spesa, mettono a mollo lenticchie, passano al mercato dallo spacciatore di fiducia a comprare cotechini, pensano agli antipasti, ai dolci, alla frutta che porta fortuna, passano due giorni ai fornelli, si dividono i compiti in cucina, sporcano padelle, ciotole, piastrelle. All’ultimo momento si sistemano, sistemano la cucina, corrono dal parrucchiere e infine apparecchiano e si siedono, di tonfo, a gustarsi il risultato di tanta fatica. Alcuni. Altri stanno a casa, invitano gli amici, si fanno una maschera al viso, le unghie, una penichella e poi vanno a ritirare il cenone, già pronto, modalità meravigliosamente take away oppure se lo fanno consegnare a casa. Questi ultimi abitano a Roma e a Torino e il loro cenone di Capodanno lo prenotano così.

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Roma
Nella ridente Roma Est nel molto cantato quartiere Centocelle (Baglioni anyone?) c’è un minuscolo locale, con un solo tavolo sociale da 10 posti, che è ristorante e laboratorio di cucina. Questo locale piccolo e ibrido si chiama MAZZO ed è la creatura di Francesca e Marco, meglio noti come The Fooders. Per Capodanno i Fooders preparano un cestino con piatti della tradizione romana rivisitati. I cestini vanno prenotati entro il 26 dicembre telefonando (06 64962847) oppure mandare una mail a info@thefooders.it. La cena in cestino può essere ritirata da Mazzo, in via delle Rose 54, il 31 dicembre dalle 17.30 alle 20.

Pilou menu Capodanno

Torino
Pilou a Torino sono quelli che la domenica ti consegnano la colazione a casa e la chiamano “la colazione del giorno prima del lunedì”. A Capodanno quelli di Pilou non sanno mai bene cosa fare e così quest’anno hanno deciso di lavorare e di cucinare un Veglione in busta che consegnano a casa la sera del 31 dicembre

La cena del Capodanno in busta si ordina scrivendo a lacolazionedipilou@gmail.com e deve essere prenotata entro il 28 dicembre. Costo: 25 euro a busta.

Alla scoperta del Pigneto


La settimana scorsa è stata la mia settimana pasoliniana. Giovedì sono andata a sentire la presentazione di un libro su Pasolini qui a Pavia e la sera prima ho mangiato in un “suo” ristorante a Roma.
Tutto comincia quando domenica arrivo alla stazione Termini e l’amica che mi viene a prendere, e che mi ospiterà per i successivi due giorni, mi annuncia che abita in un quartiere popolare. Non dice altro. Carica me e la mia borsa sulla macchina, tra il concerto di clacson intorno a noi, e riparte zigzagando nel traffico romano. È l’ora di pranzo e, prima di accompagnarmi a casa, devia verso San Lorenzo, il quartiere degli studenti, dove individua una pizzeria/ristorante per mangiare. Io vorrei andare da Pommidoro perché ho letto di recente che era uno dei ristoranti preferiti da Pasolini, ma vince la fame e la difficoltà di trovare parcheggio e andiamo in un altro posto. Parcheggiamo con mezza auto sulle strisce pedonali e ci sediamo a mangiare una pasta alla gricia, mentre l’amica romana mi spiega di quanti ristoranti a Roma si vantino di aver avuto Pasolini come cliente abituale, molte volte a sproposito. Aggiunge: “un po’ come le targhe che commemorano il passaggio di Garibaldi. Pare che Garibaldi si sia fermato ovunque, in Italia!”. Finito la gricia, du’ broccoletti strascicati e un piatto di cicoria, ripartiamo alla volta del quartiere popolare, che si rivela poi essere il Pigneto.

Sui muri delle case del Pigneto, lungo la via pedonale

Ora, io sono stata a Roma numerose volte, per diletto o per lavoro, e mi sono girata in lungo e in largo un sacco di angoli della città eterna, ma mai mi ero spinta fino al Pigneto. Da una prima passeggiata subito mi rendo conto che è un quartiere di romani, di immigrati e di qualche straniero del genere creativo/artistoide. Non un quartiere da turisti, e difatti quando il giorno dopo tiro fuori la macchina fotografica per immortalare alcune delle scritte e dei graffiti sui muri delle case, mi sento un po’ strana.
A circa cinque fermate di bus dalla stazione Termini, in una periferia che è immediatamente alle spalle del centro storico, il Pigneto è sì un quartiere popolare, ma che mette alla prova la mia idea un po’ stereotipata di quartiere popolare, fatta di palazzoni e di strade pensate solo per le macchine. Qui invece c’è un’isola pedonale e, accanto ai palazzi, una serie di casette basse, alcune con giardino (i villini), costruite dalle cooperative di ferrovieri e tranvieri negli anni ’20 del secolo scorso. Un esempio illuminato di edilizia popolare, rimasto parzialmente intatto. Il Pigneto di oggi, dopo una serie di interventi di riqualificazione, è diventato anche zona di movida serale e lungo la via pedonale, laddove di giorno si sviluppa in parte il mercato, nel tardo pomeriggio alzano la saracinesca una serie di locali dentro e fuori i quali si concentra un’umanità giovane, varia e folta. Mentre mi dirigo a cena, la prima sera, mi imbatto in bar, pizzerie, ristoranti, tutti molto animati, tutti piuttosto piccoli, molti con i tavolini fuori sulla via. Mi piacciono tutti o quasi tutti, perché sono curati senza essere spintamente trendy e perché mi sembra che siano personalizzati, malgrado abbiano alcuni tratti standard che riconosci in molte vinerie, tanto di moda oggi. Mi piacciono perché non sembrano localini milanesi e neanche romani, di quelli appartenenti alla categoria ‘trattoria romana-tovaglia a quadretti-stornelli’. Mi sarebbe difficile scegliere, ma l’amica romana mi porta a colpo sicuro da Braccio, un ristorante-enoteca che conosce lei, appena oltre la via pedonale e che si rivelerà una buona scelta, non solo per il cibo, ma anche per l’atmosfera. Un’atmosfera che sa di relazioni di paese e infatti l’impressione che ricavo da questa prima sera è che il Pigneto è un po’ un quartiere-paese, un’isola a sé che galleggia nella quasi periferia di Roma.
Chiacchierando durante la cena viene fuori che lì vicino c’è il Necci, il bar-ristorante frequentato da Pasolini mentre girava al Pigneto alcune scene dell’Accattone. Oggi, mi dicono, è un posto molto diverso da quel bar pasoliniano, ma è stato rinnovato, con gusto, rispettando l’identità del “bar sotto casa dove passare l’intera giornata”. Decidiamo di andarci il giorno dopo per cena e io subito rimango rapita da due cose: dalla tappezzeria anni 70 nella sala ristorante e dal terrazzo-giardino davanti alla casa, dove mi immagino debba essere fantastico venire a fare colazione o pranzarci. Quello che mangio per cena è buono, anche se non mi pare eccezionale, ma il locale mi sembra veramente bello e qualcuno in rete in questi giorni mi ha detto che preparano deliziose torte per la colazione e un buon aperitivo (la domenica d’estate nel giardino c’è l’aperitivo+mercatino).


Foto tratte dal sito di Necci

Peccato dover ripartire la mattina dopo, penso. Peccato anche non aver provato il Tiger Tandoori, ristorante indiano lì accanto che è degli stessi proprietari del Necci, o non essersi seduta in uno dei pochi tavolini da Chiccen, minuscolo locale che da fuori promette “vino, cucina e gossip…”. La prossima volta mi fermo di più e se l’amica romana (che si chiama Alessandra ed è un’ospite meravigliosa) non dovesse esserci, vado a dormire in questo B&B, che è bello e pure poco caro per gli standard di Roma. Benvenuto al Pigneto sulle mie mappe romane! Arrivederci Roma!

Chiccen, “vino, cucina e gossip…”

Come arrivare: al Pigneto si arriva con l’autobus n°105 e i tram n°14, 5 e 19
Più info sul Pigneto: informazioni dettagliate sui locali del Pigneto in questo articolo su Gourmet Traveller (in inglese).

Taccuino:

Braccio – Ristorante e Wine Bar
Via Braccio da Montone, 3
Tel. 06 96035820

Necci dal 1924
Via Fanfulla da Lodi, 68
Tel. 06 97601552
info@necci1924.com
www.necci1924.com

About b&b in rome
Via Braccio da Montone, 85
Tel. 338 2402782
www.about-bed-and-breakfast.com

Che stoffa la vecchia polleria!


Di passaggio nell’Urbe, tempo fa, sono andata a vedere che cosa fosse successo a Le Gallinelle uno dei miei negozi preferiti a Rione Monti. Di questo piccolo negozio originale in via del Boschetto e della sua ideatrice Wilma, indiscussa esperta del vintage, vi avevo già parlato tempo fa qui sul blog. Da qualche articolo trovato qua e là sulla rete avevo però visto che Wilma si era spostata in via Panisperna 61 e che al suo posto, nel negozio (una ex polleria) di via del Boschetto, ora c’erano le creazioni di Valentina e Giorgio, nome d’arte C.A.M., acronimo di Classe Artigiana Monti.
Dopo essere diventata amica dei C.A.M. su Facebook (ah, la bellezza dei social networks!) sono finalmente andata a conoscerli e a vedere e toccare cosa fanno.

Valentina e Giorgio sono gentili e appassionati. Mi individuano immediatamente come la blogger che hanno conosciuto su Facebook e mi accolgono con gran strette di mano e sorrisi.
Io mi guardo intorno e vedo t-shirt e abiti non banali e una serie di creazioni sbilenche e curiose.
Chiedo loro come nasce l’idea di C.A.M e mi raccontano che si sono conosciuti all’Accademia di Belle Arti di Viterbo, poi ritrovati a Roma nel 2009, quando hanno il progetto C.A.M. ha cominciato a prendere forma.
A quanto pare la transizione da Le Gallinelle a C.A.M è stata graduale, con Giorgio e Valentina che hanno cercato fin da subito di far emergere C.A.M in maniera tale che fosse chiaro il passaggio di testimone. Loro comunque sono amici, vicini di quartiere ed estimatori di Wilma.

Le foto provengono dalla pagina Facebook di C.A.M.

Mi dicono che per le loro creazioni si occupano di tutto “in casa”, dall’inizio alla fine, con il loro piccolo laboratorio interno che al momento è sufficiente per la sola produzione per il negozio.
Al momento perciò non hanno ancora una distribuzione esterna: “Ma siamo sicuri che in un paio di anni riusciremo ad arrivare anche in altri negozi”, concludono ottimisti. E io, che intanto sbircio nel retro del negozio dove si intravede una macchina da cucire e scampoli di stoffa, credo che abbiano ragione a essere ottimisti e credo che comincerò una nuova tradizione in un vecchio posto. Ogni volta che verrò a Roma, d’ora in poi, passerò da Valentina e Giorgio. E subito dopo da Wilma, lì vicino.

Taccuino:

C.A.M. Classe Artigiana Monti
Via Del Boschetto 76
Roma
Tel. 0648907175

www.myspace.com/classeartigianamonti

Colazione in centro a Roma, all’ombra del Pasquino

Ricevo e volentieri condivido la segnalazione di Giovanna, amica trasferita da tempo a Roma. Grazie Gio!

“Appuntamento in Piazza Pasquino alle 11,00, all’angolo in cui inizia Via del Governo Vecchio. Si chiama Caffetteria Pasquino, la riconosci subito perché sotto i due ampi ombrelloni davanti alla porta d’ingresso ammiccano tavolini e sedie in ferro battuto color lilla sui quali non mancano mai fiori freschi di tanti colori. Vedrai, ti piacerà”.

“E’ domenica mattina e si è svegliato già il mercato” mi viene da canticchiare mentre accendo il mio scooter rosso e mi avvio verso il centro di Roma. E’ una splendida mattinata di sole. Ma non sto andando a Porta Portese, come cantava Claudio Baglioni, bensì nel vecchio centro storico alle spalle di Piazza Navona, un’oasi tranquilla e a passo d’uomo, tra il caotico Corso Vittorio Emanuele II e il Lungotevere, che approda davanti al ponte pedonale di Castel Sant’Angelo. E a fianco, sulla sinistra, spunta il Cupolone.

Storico quartiere e incastro di palazzi di diverse epoche e scorci suggestivi di vicoli, archi e piazzette, su cui si affacciano boutique, negozi di antiquariato, vecchie botteghe di artigiani, banchi di frutta, trattorie e caffè più o meno alla moda. Via del Governo Vecchio è un angolo in cui si riesce ancora a respirare l’atmosfera dei quartieri del centro della Roma di un tempo. A due passi dalle celeberrime Piazza Navona e Campo de’ Fiori, chiassose e strabordanti di turisti, venditori ambulanti e locali dai menù ultra-colorati in due o tre lingue con tanto di “buttadentro”, la Caffetteria Pasquino è incastonata, come una pietra dai colori delicati e preziosi, in un angolo dell’omonima piazzetta, all’inizio di via del Governo Vecchio.

Il colpo d’occhio cattura e ha qualcosa che lo colloca fuori dal tempo. Forse sono i tavolini e le sedie in ferro battuto, come negli anni ’30, oppure il fatto che siano lilla con i fiorellini sopra, forse il contrasto con l’arredamento di legno, i lampadari di colori vivaci e le pareti tappezzate da manifesti di eventi culturali. O forse il sorriso e la voce gioiosa e rilassata dei clienti che si siedono, si salutano, scambiano quattro chiacchiere gli uni con gli altri e con la sorridente giovane ragazza che sta dietro il banco, Diana, 23 anni di gentilezza e savoir-faire, spontaneità e attenzione. A guardare i clienti si capisce che non sono l’unica ad essere stata catturata dal fascino discreto e rilassante di quest’angolino. Sei nel centro di Roma ma a tratti, non so perché, sembra di essere a Parigi. I turisti che passano di qua sono più silenziosi, osservano incuriositi e vengono attratti dall’atmosfera.

Mentre Diana mi prepara un “marocchino” di tutto rispetto, decorato con cacao e salsa di cioccolato, nei tavolini fuori quattro persone parlano di politica, commentando il fatto del giorno leggendo i giornali messi a disposizione dal locale.

Diana è di Rieti, studia Storia Medioevale all’Università e da due anni si mantiene agli studi lavorando in questo angolino di Città Eterna, aperto quattro anni fa da Elisa, sua sorella, e da Francesca, e subito adottato da tutti coloro che questa zona la vivono o ci passano parte del proprio tempo. Come “nonnina”, c’è una vecchina che abita qui da sempre e che, indipendentemente dal fatto che il locale sia pieno o vuoto, ha sempre un posto riservato: Oppure c’è Stefania, la tappezziera, che qui è nata, cresciuta e ora, con fatica, continua a mandare avanti la sua bottega. E c’è Anna, sfrattata dalla bottega di San Lorenzo in cui da sempre faceva gioielli e ora “ambulante stanziale” ha un banchetto qui dietro. Qui ascolti le storie di quella Roma di quartiere che ancora sopravvive, anche se con un po’ di fatica.

“Ciao Diana!” risuona il saluto allegro di una bimba rom . “Ciao tesoro – risponde lei – come stai? Sei andata a scuola? Dov’è la mamma?” e si sporge dal bancone per darle un bacio.
Eccola la mamma, è molto giovane, saluta Diana con un sorriso e lei ricambia con due cappuccini con un cuoricino di cacao disegnato sulla bianca schiuma. Diana mi guarda e sorride “Vedi, qui da noi non ci sono cartelli di divieto, non ci sono discriminazioni, tutti sono i benvenuti, anche gli animali – aggiunge indicandomi un cartello con un cagnolino sotto cui risalta la scritta “Noi qui possiamo entrare” – e non abbiamo mai avuto problemi di nessun tipo.” E a constatare l’atmosfera si capisce quanto siano più efficaci un sorriso e il buon esempio di mille cartelli repressivi!

Che sia l’influenza di Pasquino? E si, perché la statua che da il nome alla piazza ha una storia molto conosciuta dai romani. E’ una delle “statue parlanti” ossia la voce del popolo romano. Ancora oggi possiamo infatti leggere le “Pasquinate”, messaggi o testi, posti alla base della statua, spesso in rima, in romanesco ma anche in latino, a cui per tradizione il popolo romano affidava la satira nei confronti di autorità e personalità di spicco della città.

Clientela apparentemente eterogenea ma allo stesso tempo amante di un posto un po’ fuori dai cliché , dall’intellettuale al corniciaio di bottega, dai residenti di sempre ai fedelissimi della passeggiata della domenica mattina. E ancora, giovani studenti con lunghi dreadlocks e piercing e ragazze con vestitini alla moda, numerosissimi all’ora dell’aperitivo, “complice un occhio di riguardo ai prezzi – aggiunge Diana, strizzandomi l’occhio – già bassi rispetto alla zona e a volte personalizzati.”

Più un luogo di pausa rilassante che un vero e proprio esercizio commerciale dunque. E forse proprio per questo c’è sempre qualcuno in questo locale. Non per niente è aperto dalle 6,30 alle 2,00 di notte. Saranno i tavolini lilla, la gentilezza di Diana, la non omologazione di generi, pensieri e parole. O forse i dettagli dei lampadari all’interno del piccolo locale che riflettono sugli specchi lungo i muri, regalando un’aria così da bistrot. Non so, sarà forse anche qualcos’altro che non so spiegare ma, se vi trovate a Roma, nei pressi di Piazza Navona, non perdete una passeggiata in Via del Governo Vecchio e una rilassante pausa sui tavolini color lilla e carta da zucchero della Caffetteria Pasquino, meglio ancora se in una splendida mattinata di sole, prima di perdervi tra le stradine di sampietrini, banchetti di frutta e vecchie botteghe.

Testo e la foto sono di Giovanna Scotton. Giovanna si occupa di informazione istituzionale e giornalismo internazionale, abita a Roma da circa quattro anni, da due fa la pendolare con Napoli per lavoro. Nel week end cerca di rilassarsi, andando alla ricerca di quegli angoli di umanità che la caotica Città Eterna gelosamente sa ancora custodire. Per Nomadi Stanziali ha promesso di scrivere ancora.

Taccuino

Caffetteria Pasquino
Via del Governo Vecchio, 79
Roma
Giorni di apertura: sempre aperto
Orario: 6,30 – 2,00

Pane, formaggio, verdure e fantasia.

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È aperto da pochissimo questo posto curioso in via Parnisperna (siamo a Rione Monti a Roma) e la gentile signora che ci accoglie ci dice che il Mia Market è un fruttivendolo in salotto. Sulle prime ci sembra una buona spiegazione: del fruttivendolo ci sono le cassette di frutta e verdura esposte e del salotto ci sono luci calde e angoli con tavolini. “Ma le due cose come si tengono insieme?”, chiediamo. La signora ci spiega paziente (deve averlo fatto molte altre volte) che al Mia Market ti scegli per esempio i pomodori, del pane, della ricotta fresca e poi ti accomodi ai tavolini e ti prepari la tua insalata. Ti apparecchi un tavolo, lavi la verdura, tagli il pane, ti versi un bicchiere di vino e pranzi in un angolo del negozio. Un cartello appeso al muro ci riassume le varie fasi di questo divertente processo: 1. Scegli 2. Pesi 3. Paghi 4. Mangi. Qui o a casa.

Al Mia Market c’è un’atmosfera easy, da casa appunto. Tutto è terribilmente conviviale e assolutamente self service. Vi si tengono laboratori culinari dove si possono mettere letteralmente le mani in pasta. In più il cibo è dichiaratamente di stagione e biologico.

L’idea di questo curioso negozio nasce da un progetto di Arabeschi di Latte, un gruppo tutto al femminile che si occupa di food design e di organizzazione di eventi e performance legati al cibo e alla convivialità. L’anno scorso le architette di Arabeschi di Latte hanno istallato al Festival del Design di Londra uno Gnocchi Bar, un piccolo angolo-cucina dove i visitatori potevano cimentarsi a preparare gli gnocchi partendo da un pentolone dove pescare la propria patata bollente. Lo scorso San Valentino al Mia Market si preparavano ravioli cantando in formula karaoke canzoni d’amore.
Insomma, fantasia tanta. Pane e amore pure.

Taccuino:

Mia Market
Via Panisperna 225
Roma
Tel. 06 47824611

www.miamarket.blogspot.com

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Da Roscioli, ovvero nel girone dei golosi

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“Due etti di Pata Negra per favore! E mentre aspetto, un bicchiere di vino…”
Siamo seduti a uno dei tavolini “con vista” da Roscioli, la salumeria-gastronomia-ristorante di Via dei Giubbonari e osserviamo divertiti il via vai dei clienti che entrano a fare la spesa e di quelli che si fermano per mangiare. O entrambe le cose.
C’è il giovane manager che torna da un viaggio di lavoro (si capisce perché trascina un piccolo trolley) che passa a fare la spesa al volo dopo aver trovato il frigorifero vuoto: prosciutto e carciofi. C’è il signore americano appassionato di formaggi che si fa spiegare cos’è la burrata e poi esce dal negozio felice con un pacchettino che olezza di latte di capra. C’è il quarantenne che aspetta un amico bevendosi un bicchiere di vino al bancone e intanto assaggia. E ci siamo noi che abbiamo prenotato per cena un tavolino con vista sul bancone dei formaggi e dei salumi e che non riusciamo a deciderci di fronte a un menù tentatore. Mentre sgranocchio il pane buonissimo (è da tre generazioni che la famiglia Roscioli gestisce un noto forno, poco lontano dal ristorante, che sforna pane e pizza per i romani) mi arrendo di fronte a una lista che contiene, tra le altre cose, 13 diverse selezioni di formaggi e 7 scelte diverse di mozzarella. Abbandono momentanemante il menù di fronte al quale non mi so proprio decidere e mi guardo attorno. Sedersi a cenare in gastronomia, e in particolare in questa gastronomia, provoca una continua sindrome di Stendhal. Da un lato una parete di vini, dall’altro la vetrina dei formaggi, ovunque scaffali colmi di ogni bontà: olii, paste, conserve. C’è di che perdersi e noi ci perdiamo con grande soddisfazione. Quando il cameriere premuroso si avvicina per prendere l’ordinazione, noi non siamo ancora pronti. Sarà una serata lunga… lunga e appetitosa.

Consiglio: prenotare, prenotare, prenotare. I pochi tavolini di Roscioli sono ambiti per pranzo e cena. Quelli di fronte al bancone della salumeria sono appunto di fronte al bancone della salumeria. Se non vi piace l’idea di cenare mentre altri vi fanno la spesa accanto, prenotate un tavolino nella sala sul retro.

Taccuino:

Ristorante Gastronomia Roscioli
Via dei Giubbonari, 21
Tel. 06 6875287

Antico Forno Roscioli
Via dei Chiavari, 34
Tel. 06 6864045

www.anticofornoroscioli.com

Viaggiare per scrivere, leggere per viaggiare

Si è aperto questa mattina a Roma il primo Festival della Letteratura di Viaggio. Ideato e organizzato da Società Geografica Italiana e Federculture, il Festival si tiene dal 25 al 28 Settembre e presenta un programma variegato che spazia dalla fotografia al cinema passando per il web.

In particolare vi voglio segnalare La rete come diario di viaggio, un incontro coi protagonisti di community, siti e weblog di viaggio curato da Marina Misiti del blog Donne con la valigia. L’incontro si terrà sabato mattina alle 11 a Villa Celimontana. Attendiamo resoconti.

Taccuino:

Festival della Letteratura di Viaggio
25/28 Settembre 2008
Roma

www.festivaletteraturadiviaggio.it