My Wish List [bar & ristoranti]: Salumeria Lamuri, Berlino

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Un posto per fare colazione, pre un pranzo Made in Italy, per prendere l’aperitivo. A Berlino, nel quartiere di Kreuzberg. Cucina italiana in un vecchio negozio da macellaio recuperato (aperto nel 1870!). Piastrelle originali meravigliose. Piccoli tavolini. Funziona anche da negozio e da gastronomia. Salumeria Lamuri: Panini, Pranzo, Vini.

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salumeria_lamuri_bancone aperitivo_lamuri-endLamuri vetrina Photos © Salumeria Lamuri

Taccuino: lasalumeria.wordpress.com

Io ceno sola

Tavolo sola

Cenare al ristorante da soli è un tabù per molti. A me piace, ma ho per esempio un’amica che dice di sentirsi a disagio all’idea di cenare fuori da sola e mi sa che non è l’unica. Per vincere questo tabù ad Amsterdam la social designer Marina van Goor ha trasformato il concetto della cena fuori in solitaria in un’installazione pop up e a giugno ha aperto, per una sola serata, il primo ristorante con tavoli per una sola persona. Dieci tavolini in uno in un vecchio negozio dismesso, abbastanza distanti l’uno dall’altro da permettere un beato isolamento mentre si mangia. L’esperienza è stata un tale successo che il ristorante pop up per cene in solitaria, che si chiama Eenmaal, aprirà di nuovo, questa volta per tre sere di seguito, dal 16 al 18 agosto.

Eenmaal sala

Tra chi ha provato l’esperienza in giugno un ospite, che ha particolarmente apprezzato la serata, ha così commentato: “Questo ristorante trasforma una sgradevole situazione in qualcosa di piacevole”. E in una realtà iper connessa e continuamente social come la nostra non c’è che da credergli. Se siete tra quelli che non disdegnano una cena in solitaria, come me, ma anche tra quelli che vogliono superare il disagio del cenare al ristorante senza fare conversazione, allora non vi resta che prenotare presto, prestissimo. Oppure aspettare la prossima apertura, che Marina promette essere presto.

eenmaal cena
vetrina Eenmaal

Taccuino:

Eenmaal
Bos- en Lommerweg 361
Amsterdam
Apertura: Venerdì 16, Sabato 17 e Domenica 18 Agosto 2013
Prezzo per una cena di 4 portate incluso il bere: € 35
Per prenotare: reserveren@eenmaal.com
Pagina Facebook.

Metti una sera d’estate una curiosa

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Capita, per una serie di ragioni fortuite, che un sabato pomeriggio ti ritrovi a zonzo in una piccola città vicino a casa tua, dove però non mettevi piede da tempo. Capita che in un angolo di questa piccola città, una volta familiare e adesso sconosciuta, vedi due vetrine che ti attirano, con le tende rosse che svolazzano dietro ai vetri e la porta aperta. Capita allora che ti ricordi che lì tempo fa c’era un’enoteca. Ti avvicini e scopri che al posto dell’enoteca adesso c’è un piccolo ristorante. Sbirciando oltre le tende rosse e la porta aperta si vede una piccola sala accogliente. Capita anche che hai giusto pensato di andare fuori a cena quel sabato sera, la bimba è dai nonni e tu hai voglia di un ristorante che non conosci, un posto per te nuovo, da esplorare. Allora prenoti e speri che la cena non deluda le tue aspettative. Dietro la tenda rossa il ristorante sembra avere un’atmosfera così promettente…

Ed è così che, in un sabato sera d’estate, ho cenato da Capostorno, a Casteggio, la piccola città vicino a casa mia. Mi sono seduta a un tavolo con le sedie rosse, in una piccola sala arredata con un mix ben assortito di stili e con le luci delicate e belle. Ho chiacchierato con il proprietario, Enrico, gentile e premuroso. Bevuto una buona bottiglia di vino dell’Oltrepo pavese, che qui siamo. Mangiato bene, leggero e saporito allo stesso tempo. Apprezzato la musica di sottofondo che se ne usciva varia e spensierata da un iPod.
A fine serata, dopo che i biscotti offerti non avevano lasciato che briciole sul tavolo, ho chiesto il significato del nome Capostorno ed ho imparato che capostorno significa stordimento, capogiro. Come quello che ti dà il vino, ci ha detto Enrico. Un bel nome per un ristorante nato nei locali che ospitavano un tempo un’enoteca, in una città dove si svolge una fiera enologica, in un territorio vocato al vino. E un bel posto, scoperto molto per caso e dove viene subito voglia di tornare ancora.

Taccuino

Capostorno
Piazza Martiri della Libertà, 31
Casteggio (PV)
Tel 0383-896184
www.capostorno.com

Alla scoperta del Pigneto


La settimana scorsa è stata la mia settimana pasoliniana. Giovedì sono andata a sentire la presentazione di un libro su Pasolini qui a Pavia e la sera prima ho mangiato in un “suo” ristorante a Roma.
Tutto comincia quando domenica arrivo alla stazione Termini e l’amica che mi viene a prendere, e che mi ospiterà per i successivi due giorni, mi annuncia che abita in un quartiere popolare. Non dice altro. Carica me e la mia borsa sulla macchina, tra il concerto di clacson intorno a noi, e riparte zigzagando nel traffico romano. È l’ora di pranzo e, prima di accompagnarmi a casa, devia verso San Lorenzo, il quartiere degli studenti, dove individua una pizzeria/ristorante per mangiare. Io vorrei andare da Pommidoro perché ho letto di recente che era uno dei ristoranti preferiti da Pasolini, ma vince la fame e la difficoltà di trovare parcheggio e andiamo in un altro posto. Parcheggiamo con mezza auto sulle strisce pedonali e ci sediamo a mangiare una pasta alla gricia, mentre l’amica romana mi spiega di quanti ristoranti a Roma si vantino di aver avuto Pasolini come cliente abituale, molte volte a sproposito. Aggiunge: “un po’ come le targhe che commemorano il passaggio di Garibaldi. Pare che Garibaldi si sia fermato ovunque, in Italia!”. Finito la gricia, du’ broccoletti strascicati e un piatto di cicoria, ripartiamo alla volta del quartiere popolare, che si rivela poi essere il Pigneto.

Sui muri delle case del Pigneto, lungo la via pedonale

Ora, io sono stata a Roma numerose volte, per diletto o per lavoro, e mi sono girata in lungo e in largo un sacco di angoli della città eterna, ma mai mi ero spinta fino al Pigneto. Da una prima passeggiata subito mi rendo conto che è un quartiere di romani, di immigrati e di qualche straniero del genere creativo/artistoide. Non un quartiere da turisti, e difatti quando il giorno dopo tiro fuori la macchina fotografica per immortalare alcune delle scritte e dei graffiti sui muri delle case, mi sento un po’ strana.
A circa cinque fermate di bus dalla stazione Termini, in una periferia che è immediatamente alle spalle del centro storico, il Pigneto è sì un quartiere popolare, ma che mette alla prova la mia idea un po’ stereotipata di quartiere popolare, fatta di palazzoni e di strade pensate solo per le macchine. Qui invece c’è un’isola pedonale e, accanto ai palazzi, una serie di casette basse, alcune con giardino (i villini), costruite dalle cooperative di ferrovieri e tranvieri negli anni ’20 del secolo scorso. Un esempio illuminato di edilizia popolare, rimasto parzialmente intatto. Il Pigneto di oggi, dopo una serie di interventi di riqualificazione, è diventato anche zona di movida serale e lungo la via pedonale, laddove di giorno si sviluppa in parte il mercato, nel tardo pomeriggio alzano la saracinesca una serie di locali dentro e fuori i quali si concentra un’umanità giovane, varia e folta. Mentre mi dirigo a cena, la prima sera, mi imbatto in bar, pizzerie, ristoranti, tutti molto animati, tutti piuttosto piccoli, molti con i tavolini fuori sulla via. Mi piacciono tutti o quasi tutti, perché sono curati senza essere spintamente trendy e perché mi sembra che siano personalizzati, malgrado abbiano alcuni tratti standard che riconosci in molte vinerie, tanto di moda oggi. Mi piacciono perché non sembrano localini milanesi e neanche romani, di quelli appartenenti alla categoria ‘trattoria romana-tovaglia a quadretti-stornelli’. Mi sarebbe difficile scegliere, ma l’amica romana mi porta a colpo sicuro da Braccio, un ristorante-enoteca che conosce lei, appena oltre la via pedonale e che si rivelerà una buona scelta, non solo per il cibo, ma anche per l’atmosfera. Un’atmosfera che sa di relazioni di paese e infatti l’impressione che ricavo da questa prima sera è che il Pigneto è un po’ un quartiere-paese, un’isola a sé che galleggia nella quasi periferia di Roma.
Chiacchierando durante la cena viene fuori che lì vicino c’è il Necci, il bar-ristorante frequentato da Pasolini mentre girava al Pigneto alcune scene dell’Accattone. Oggi, mi dicono, è un posto molto diverso da quel bar pasoliniano, ma è stato rinnovato, con gusto, rispettando l’identità del “bar sotto casa dove passare l’intera giornata”. Decidiamo di andarci il giorno dopo per cena e io subito rimango rapita da due cose: dalla tappezzeria anni 70 nella sala ristorante e dal terrazzo-giardino davanti alla casa, dove mi immagino debba essere fantastico venire a fare colazione o pranzarci. Quello che mangio per cena è buono, anche se non mi pare eccezionale, ma il locale mi sembra veramente bello e qualcuno in rete in questi giorni mi ha detto che preparano deliziose torte per la colazione e un buon aperitivo (la domenica d’estate nel giardino c’è l’aperitivo+mercatino).


Foto tratte dal sito di Necci

Peccato dover ripartire la mattina dopo, penso. Peccato anche non aver provato il Tiger Tandoori, ristorante indiano lì accanto che è degli stessi proprietari del Necci, o non essersi seduta in uno dei pochi tavolini da Chiccen, minuscolo locale che da fuori promette “vino, cucina e gossip…”. La prossima volta mi fermo di più e se l’amica romana (che si chiama Alessandra ed è un’ospite meravigliosa) non dovesse esserci, vado a dormire in questo B&B, che è bello e pure poco caro per gli standard di Roma. Benvenuto al Pigneto sulle mie mappe romane! Arrivederci Roma!

Chiccen, “vino, cucina e gossip…”

Come arrivare: al Pigneto si arriva con l’autobus n°105 e i tram n°14, 5 e 19
Più info sul Pigneto: informazioni dettagliate sui locali del Pigneto in questo articolo su Gourmet Traveller (in inglese).

Taccuino:

Braccio – Ristorante e Wine Bar
Via Braccio da Montone, 3
Tel. 06 96035820

Necci dal 1924
Via Fanfulla da Lodi, 68
Tel. 06 97601552
info@necci1924.com
www.necci1924.com

About b&b in rome
Via Braccio da Montone, 85
Tel. 338 2402782
www.about-bed-and-breakfast.com

Notti musicali con vista mare

Guidi per la Balagne e pensi che è proprio vero che è un balcone sul mare. Un’infilata di paesi minuscoli arrampicati dietro le infinite curve di strade così strette che schiacciare sull’accelleratore non puoi. Ma poi chi ne ha voglia? Chi ha voglia di correre, quando procedi di curva in curva e la vista spazia dal mare ai monti, la macchia mediterranea odora di fichi e le cicale ti stordiscono con il loro frinire senza fine da pomeriggio d’estate? Quando dietro l’angolo c’è un altro villaggio arrampicato da visitare, arrotolato come coda di gatto, con le sue stradine e le sue terrazze, promesse di panorami sorprendenti sul mare laggiù? Calvi e la sua costa stanno in quel laggiù, che poi è vicinissimo a questo quassù, ma noi decidiamo che visiteremo la città un’altra volta, magari un mattino con calma.
La nostra meta è uno dei villages perché (i villaggi arrampicati). Andiamo a Pigna, piccolo borgo di botteghe artigiane e centro di studio e conservazione della musica tradizionale corsa, dove ci aspettano tre giorni alla Casa Musicale, hotel, ristorante, auditorium, studio di registrazione e residenza di cantanti e musicisti. Un posto speciale, prenotato con anticipo e con molte aspettative, nessuna di queste tradita.
Speciale intanto è Pigna, villaggio del quale ti innamori all’istante, non appena lasci la macchina nel parcheggio esterno e ti incammini per le sue stradine fuori dal tempo (in macchina non si può entrare in paese e c’è un parcheggio esterno a pagamento). Un gatto che dorme sulla porta di una casa, una bottega, un bel palazzo del XVII secolo (che è anche hotel) e poi volti un angolo, fai una salita e vedi il mare. Una vista abbagliante, da uno spiazzo che abbraccia la baia di Calvi e oltre.

Bottega artigiana nelle stradine di Pigna

La Casa Musicale fa parte della magia del posto. In un angolo tranquillo della già tranquillissima Pigna c’è questa bella vecchia casa con un giardino-terrazzo, dove si cena e si fa colazione, e con una manciata di stanze dalle pareti colorate e dagli arredi semplici. A noi è capitata una stanza dell’ultimo piano e anche qui ci arrampichiamo, questa volta per le vecchie scale della casa. Posiamo le borse, ammiriamo la vista dalla finestra, ci accordiamo per la cena con la proprietaria e quando siamo pronti per uscire, facciamo il nostro primo incontro con la musica della casa. Un coro polifonico seduto intorno a un tavolo in un salone del primo piano sta provando. Le voci si diffondono per le stanze, insieme ai profumi della cucina che si sta mettendo in moto per la cena.

Tavoli apparecchiati per la cena nel giardino della Casa Musicale

La musica accoglie anche il nostro ritorno alla Casa il secondo giorno quando, dopo una cena a base di tapas corse in un bellissimo giardino, sempre a Pigna, troviamo seduti a un tavolo in terrazza un gruppo di cantori che brinda e intona cori. Ci spiegano che si tratta di un gruppo che viene dalla Georgia che ha incontrato per cena un gruppo corso e insieme, tra una portata e un’altra, e soprattutto tra un bicchiere e l’altro, esplodono in canti nelle due lingue, con gli altri ospiti del ristorante che applaudono a ogni esibizione. A quel punto ci sediamo anche noi a berci un mirto e a goderci lo spettacolo. I cantori sono qui per il Festival di musica tradizionale Estivoce.
Il mattino dopo quando ci sediamo per la colazione nel giardino-terrazzo, inondato la sera dai canti e dalla luce delle candele, troviamo la pace più assoluta, buone marmellate di fico e canestrelli del fornaio. Viene voglia di stare lì per ore, nel silenzio del paese che si sveglia, con il mare all’orizzonte e un gatto mattiniero venuto a curiosare. Ma poi ci si alza e si va in spiaggia o magari a visitare un altro villaggio. Forse si passa ad assaggiare l’olio o a comprare il vino da un produttore. Tutto ci pare bello in questa Balagne. Poi la sera di sicuro ci attenderà nuova musica.

Taccuino:

Casa Musicale
Hotel e ristorante
Tel : 04 95 61 77 31
resa@casa-musicale.org
www.casa-musicale.org

Mangiare con lentezza alla Repubblica del Pane. Quando Slow Food è di casa in Medio Oriente

pane

Lo Slow Food a Beirut abita in un piccolo ristorante dall’insegna rossa situato in una viuzza laterale della trafficata Rue Hamra, nel quartiere di Hamra, appunto. Hamra un tempo era IL quartiere di Beirut, quello più vivo e cosmopolita. Oggi ci sono altri posti, altri quartieri che sono alla moda. Ma Hamra è ancora uno dei posti preferiti dagli stranieri che vivono a Beirut. A quanto pare è anche il “quartiere dei veri Beirutesi”. o almeno così lo definisce Ziad, il mio “autista” libanese, mentre  accompagna me e le mie valigie ad Hamra, a prendere possesso di un appartamento ammobiliato all’ottavo piano di un palazzo dal nome curioso: Residence Santona.
Dopo quella prima orgogliosa presentazione del posto dovrei avrei passato i successivi due mesi, lascio Ziad alle sue teorie sull’impossibile conciliazione del Libano e ai suoi lamentii sulla maleducazione delle nuove generazioni e parto da sola alla scoperta delle possibilità che offre la mia nuova temporanea residenza. Dove andrò a mangiare la sera? dove farò colazione? cosa c’è di bello da vedere qui? Subito mi è chiaro che tra le via di Hamra, come d’altro canto ovunque a Beirut, è possibile mangiare a ogni angolo di strada, a ogni ora del giorno e gustando quasi ogni possibile menù, con una prevalenza (che ve lo dico a fare?) di meze varie e di shawarma. Giro, annuso e intanto  impreco contro il traffico e i clacson che tutti suonano per le ragioni più svariate: per chiamarti dai taxi, per incitare ad avanzare più spedita la macchina davanti, per protestare contro chi si ferma a parcheggiare, scaricare, chiacchierare. Una cacofonia costante dalla quale trovo rifugio di fronte all’insegna rossa del Bread Republic, il ristorante-panetteria, nonché casa di Slow Food Beirut, dove ho appuntamento per cena con un amico che a Beirut  vive da tempo. L’amico mi spiega, mentre ci accomodiamo a uno dei piccoli tavolini fuori dal minuscolo ristorante, che lui al Bread Repubblic viene a comprare i muffins per colazione e a farci il brunch della domenica. Mi dice anche che il patron del Bread Republic è un tal Walid Ataya, presidente di Slow Food Beirut e che nel 2008 quando si sparavano per le strade, il Bread rimaneva aperto in mezzo al caos.

Mentre ascolto storie di antichi e nuovi rancori, vecchie e nuove guerre, Hezbollah, sunniti e cristiani, esploro il menù scritto con il gesso bianco sulla porta del ristorante e intercetto una cameriera gentilissima che in perfetto inglese mi propone una bruschetta con un formaggio fresco di cui non ricordo il nome e un bicchiere di vino bianco libanese. Mi alzerò di lì soddisfatta dopo una serie di bicchieri accompagnati da una serie di racconti. Bella serata.

Bread insegna

bread lavagna

Dopo quella prima volta al Bread Republic sono tornata spesso, vuoi a comprare i giganteschi e buonissimi muffins, vuoi a fare scorta di pane profumato, vuoi a bermi un bicchiere di vino dopo il lavoro. La clientela del Bread è linguisticamente eterogenea, ma tutta ugualmente rilassata. Molti all’ora dell’aperitivo o a colazione hanno il portatile acceso, chattano , lavoricchiano, rispondono alle mail. Altri hanno un libro sul tavolino o appunti da leggere. Si sta un po’ come in un salotto, senza le poltrone, insomma. Si gusta una cucina mediterranea con parecchi influssi italiani e ingredienti libanesi. Una buona cucina, anche se non sempre all’altezza. Ma tant’è… Sei a due passi dal caos e dai clacson, in un posto carino senza essere fighetto (ce ne sono di posti fighetti a Beirut, ce ne sono assai), con una bella atmosfera, bei sorrisi gentili e tanto buon pane.

Al martedì mattina, poi, i tavolini del Bread si compattano e nella via si svolge un mercatino del biologico targato Slow Food: frutta, verdura, miele, spezie, torte dolci e salate. I banchetti non sono molti, una decina in tutto, ma la scelta delle cose da provare non manca. E provandole, se ne resta immediatamente conquistati.

Taccuino

Bread Republic
Hamra Street (via laterale)
Beirut

insegna slow food

Mielemercatino slow food beirut

Dormire chic & basic e mangiare (quasi) da Ferran Adrià. A Barcellona

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Il sottotitolo di questo post potrebbe suonare così: “Miniguida per una cena e una notte a Barcellona”. Siete nel quartiere di El Born, nel cuore di una Barcellona di vecchi vicoli e nuovi locali e qui passerete la notte in un hotel di design dopo aver mangiato da un allievo di Ferran Adrià. Nel giro di un quartiere, un paio di strade. Nesuna fatica. Il tutto senza spendere una cifra astronomica. Impossibile, direte voi. Possibilissimo, dico io, se l’hotel dove prenoterete la vostra notte  è il Chic & Basic Born e il ristorante dove cercherete di avere un tavolo è il Santa Maria. Provate e credete.


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Il Chic & Basic è un albergo molto bianco, in una posizione eccezionale. È un misto di vecchio (il palazzo è del 1888) e nuovissimo (l’arredo). Le camere vanno a taglie, come i vestiti: M, L e XL. Da prenotare se piacciono gli hotel design, dal look un po’ da astronave.

Taccuino:

Hotel Chic & Basic Born
Carrer de la Princesa. 50
Barcellona
Tel. 0034 93 295 4652

born@chicndbasic.com
www.chicandbasic.com


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Il Santa Maria è un ristorante di tapas ma di tapas che si fanno ricordare. Lo chef qui ha “studiato” da Ferran Adrià e offre esperimenti gustosi in porzioni small. Buono e divertente. Dopo aver sperimentato piatti dagli abbinamenti insoliti, ho finito la mia cena con una mousse alla coca cola e lampone, che frizza in bocca come le cicche di un tempo con dentro la polvere frizzina. Ricordo di infanzia che mi ha fatto sorridere.

Taccuino:

Santa Maria
Carrer del Comerç, 17
Barcellona
Tel. 0034 (0)93 315 1227

Da Roscioli, ovvero nel girone dei golosi

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“Due etti di Pata Negra per favore! E mentre aspetto, un bicchiere di vino…”
Siamo seduti a uno dei tavolini “con vista” da Roscioli, la salumeria-gastronomia-ristorante di Via dei Giubbonari e osserviamo divertiti il via vai dei clienti che entrano a fare la spesa e di quelli che si fermano per mangiare. O entrambe le cose.
C’è il giovane manager che torna da un viaggio di lavoro (si capisce perché trascina un piccolo trolley) che passa a fare la spesa al volo dopo aver trovato il frigorifero vuoto: prosciutto e carciofi. C’è il signore americano appassionato di formaggi che si fa spiegare cos’è la burrata e poi esce dal negozio felice con un pacchettino che olezza di latte di capra. C’è il quarantenne che aspetta un amico bevendosi un bicchiere di vino al bancone e intanto assaggia. E ci siamo noi che abbiamo prenotato per cena un tavolino con vista sul bancone dei formaggi e dei salumi e che non riusciamo a deciderci di fronte a un menù tentatore. Mentre sgranocchio il pane buonissimo (è da tre generazioni che la famiglia Roscioli gestisce un noto forno, poco lontano dal ristorante, che sforna pane e pizza per i romani) mi arrendo di fronte a una lista che contiene, tra le altre cose, 13 diverse selezioni di formaggi e 7 scelte diverse di mozzarella. Abbandono momentanemante il menù di fronte al quale non mi so proprio decidere e mi guardo attorno. Sedersi a cenare in gastronomia, e in particolare in questa gastronomia, provoca una continua sindrome di Stendhal. Da un lato una parete di vini, dall’altro la vetrina dei formaggi, ovunque scaffali colmi di ogni bontà: olii, paste, conserve. C’è di che perdersi e noi ci perdiamo con grande soddisfazione. Quando il cameriere premuroso si avvicina per prendere l’ordinazione, noi non siamo ancora pronti. Sarà una serata lunga… lunga e appetitosa.

Consiglio: prenotare, prenotare, prenotare. I pochi tavolini di Roscioli sono ambiti per pranzo e cena. Quelli di fronte al bancone della salumeria sono appunto di fronte al bancone della salumeria. Se non vi piace l’idea di cenare mentre altri vi fanno la spesa accanto, prenotate un tavolino nella sala sul retro.

Taccuino:

Ristorante Gastronomia Roscioli
Via dei Giubbonari, 21
Tel. 06 6875287

Antico Forno Roscioli
Via dei Chiavari, 34
Tel. 06 6864045

www.anticofornoroscioli.com

Il Gusto degli Altri #1

[Il Gusto degli Altri è una passeggiata in rete e tra le pagine di giornali e riviste a sbirciare e raccogliere buoni indirizzi e suggerimenti]

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Il ristorante cinese a Milano

Non è facile come dirlo. Trovare un buon ristorante cinese dove non si abbia l’impressione che tutto sappia di fritto e glutammato. Dove non prevalga il mono-gusto e il mono-odore. Sigrid di Cavoletto di Bruxelles lo ha scoperto, ma dice che i milanesi lo conoscono da tempo. Il cino ristorante milanese che Sigrid descrive con tanto entusiasmo, è sobrio negli arredi. Perché anche l’occhio, oltre al palato, vuole la sua parte. Ma soprattutto, dice Sigrid, gli ingredienti sono buoni e i piatti ben riusciti. A giudicare dalle foto, sembra proprio di sì. [Via Cavoletto di Bruxelles]

Taccuino:

Mandarin 2
via Garofalo Benvenuto, 22/a
Milano
Tel. 02 2664147
www.mandarin2.it

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Una maison d’hôtes in Provenza

Adina, della Cucina di Adina, si innamora di una maison d’hôtes in Provenza e non si fa fatica a capire il perché. Anche io mi innamoro leggendo. Mi innamoro della storia di questa coppia, Isa e Philippe, che nel 2003 lascia vite precedenti per cucinare (lei) e coccolare coi massaggi (lui). Mi innamoro delle foto che trovo sul sito della maison: mi innamoro delle stanze, della piscina, del giardino. Mi innamoro e intanto annoto: Maison Felisa. Mi piace anche il nome. [Via La cucina di Adina]

Taccuino:

Maison Felisa
6 rue des Barris
30126 St Laurent des Arbres
Tel. +33 4 66399984
Cell. +33 6 82760789
maison.felisa@gmail.com
www.maison-felisa.com

Consigli per un fine settimana di-vino

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“Una vigna ben lavorata è come un fisico sano, un corpo che vive, che ha il suo respiro e il suo sudore”. La frase la potete leggere ne La luna e i falò di Cesare Pavese. La vigna, anzi le vigne, quelle vigne, le potete invece vedere, dal vivo, in quell’angolo di Piemonte di cui Alba è cuore e cervello assieme e Barolo, Barbaresco, Dolcetto il sangue che li irrorano.
Sono luoghi questi in cui l’autunno è meno malinconico che altrove, o forse lo è di più, e proprio per questo è più bello.

Sinio, a 30 km. a sud di Alba, nel cuore della zona di produzione del Barolo, è un buona base per gustare tutto questo e per esplorare le colline ricoperte di filari d’uva. A Sinio, infatti, c’è una piccola cascina che è al contempo osteria e b&b, con sei curatissime stanze in stile rustico, uno spazio esterno invitante con tanto di calcio balilla, piscina e gatti sparsi qua e là. E un nome evocativo e simpatico: Osteria del Maiale Pezzato.

Sempre a Sinio trovate il signor Rivetto, titolare dell’azienda vitivinicola omonima. Andate a trovarlo e vi racconterà la storia del Barolo e dei suoi vigneti, accompagnando il racconto con assaggi dei suoi ottimi prodotti.
Alla fine, tornerete a casa con il bagagliaio dell’automobile stipato di bottiglie e una pazza voglia di rileggervi Pavese. A me almeno è capitato così.

Taccuino

Osteria del Maiale Pezzato
Via Carlo Coccio 2
Sinio (Cn)
Tel +39 0173 263845

www.maialepezzato.it
info@maialepezzato.it

Azienda Agricola Rivetto
Loc. Lirano 2
Sinio (CN)
Tel. +39 0173613380
Fax +39 0173613977

www.rivetto.it
rivetto@rivetto.it