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	<title>Nomadi Stanziali &#187; Mercati a Beirut</title>
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	<description>Appunti e ritagli. Per viaggiare ma anche per restare</description>
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		<title>Mangiare con lentezza alla Repubblica del Pane. Quando Slow Food è di casa in Medio Oriente</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 19:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[caravanserraglio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo Slow Food a Beirut abita in un piccolo ristorante dall&#8217;insegna rossa situato in una&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1705" title="pane" src="http://nomadistanziali.com/wp-content/uploads/2009/07/pane.jpg" alt="pane" width="500" height="375" /></p>
<p>Lo <strong>Slow Food</strong> a Beirut abita in un piccolo ristorante dall&#8217;insegna rossa situato in una viuzza laterale della trafficata Rue Hamra, nel quartiere di <strong>Hamra</strong>, appunto. Hamra un tempo era IL quartiere di Beirut, quello più vivo e cosmopolita. Oggi ci sono altri posti, altri quartieri che sono alla moda. Ma Hamra è ancora uno dei posti preferiti dagli stranieri che vivono a Beirut. A quanto pare è anche il &#8220;quartiere dei veri Beirutesi&#8221;. o almeno così lo definisce Ziad, il mio &#8220;autista&#8221; libanese, mentre  accompagna me e le mie valigie ad Hamra, a prendere possesso di un appartamento ammobiliato all&#8217;ottavo piano di un palazzo dal nome curioso: Residence Santona.<br />
Dopo quella prima orgogliosa presentazione del posto dovrei avrei passato i successivi due mesi, lascio Ziad alle sue teorie sull&#8217;impossibile conciliazione del Libano e ai suoi lamentii sulla maleducazione delle nuove generazioni e parto da sola alla scoperta delle possibilità che offre la mia nuova temporanea residenza. Dove andrò a mangiare la sera? dove farò colazione? cosa c&#8217;è di bello da vedere qui? Subito mi è chiaro che tra le via di Hamra, come d&#8217;altro canto ovunque a Beirut, è possibile mangiare a ogni angolo di strada, a ogni ora del giorno e gustando quasi ogni possibile menù, con una prevalenza (che ve lo dico a fare?) di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Meze">meze</a> varie e di shawarma. Giro, annuso e intanto  impreco contro il traffico e i clacson che tutti suonano per le ragioni più svariate: per chiamarti dai taxi, per incitare ad avanzare più spedita la macchina davanti, per protestare contro chi si ferma a parcheggiare, scaricare, chiacchierare. Una cacofonia costante dalla quale trovo rifugio di fronte all&#8217;insegna rossa del <strong>Bread Republic</strong>, il ristorante-panetteria, nonché casa di Slow Food Beirut, dove ho appuntamento per cena con un amico che a Beirut  vive da tempo. L&#8217;amico mi spiega, mentre ci accomodiamo a uno dei piccoli tavolini fuori dal minuscolo ristorante, che lui al Bread Repubblic viene a comprare i muffins per colazione e a farci il brunch della domenica. Mi dice anche che il patron del Bread Republic è un tal Walid Ataya, presidente di <a href="http://www.slowfoodbeirut.org/index.php?c=convivia">Slow Food Beirut</a> e che nel 2008 quando si sparavano per le strade, il Bread rimaneva aperto in mezzo al caos.</p>
<p>Mentre ascolto storie di antichi e nuovi rancori, vecchie e nuove guerre, Hezbollah, sunniti e cristiani, esploro il menù scritto con il gesso bianco sulla porta del ristorante e intercetto una cameriera gentilissima che in perfetto inglese mi propone una bruschetta con un formaggio fresco di cui non ricordo il nome e un bicchiere di vino bianco libanese. Mi alzerò di lì soddisfatta dopo una serie di bicchieri accompagnati da una serie di racconti. Bella serata.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1716" title="Bread insegna" src="http://nomadistanziali.com/wp-content/uploads/2009/07/bread-insegna.jpg" alt="Bread insegna" width="500" height="375" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1719" title="bread lavagna" src="http://nomadistanziali.com/wp-content/uploads/2009/07/bread-lavagna.jpg" alt="bread lavagna" width="500" height="375" /></p>
<p>Dopo quella prima volta al Bread Republic sono tornata spesso, vuoi a comprare i giganteschi e buonissimi muffins, vuoi a fare scorta di pane profumato, vuoi a bermi un bicchiere di vino dopo il lavoro. La clientela del Bread è linguisticamente eterogenea, ma tutta ugualmente rilassata. Molti all&#8217;ora dell&#8217;aperitivo o a colazione hanno il portatile acceso, chattano , lavoricchiano, rispondono alle mail. Altri hanno un libro sul tavolino o appunti da leggere. Si sta un po&#8217; come in un salotto, senza le poltrone, insomma. Si gusta una cucina mediterranea con parecchi influssi italiani e ingredienti libanesi. Una buona cucina, anche se non sempre all&#8217;altezza. Ma tant&#8217;è&#8230; Sei a due passi dal caos e dai clacson, in un posto carino senza essere fighetto (ce ne sono di posti fighetti a Beirut, ce ne sono assai), con una bella atmosfera, bei sorrisi gentili e tanto buon pane.</p>
<p>Al martedì mattina, poi, i tavolini del Bread si compattano e nella via si svolge un mercatino del biologico targato Slow Food: frutta, verdura, miele, spezie, torte dolci e salate. I banchetti non sono molti, una decina in tutto, ma la scelta delle cose da provare non manca. E provandole, se ne resta immediatamente conquistati.</p>
<p><strong>Taccuino</strong></p>
<blockquote><p><strong>Bread Republic</strong><br />
Hamra Street (via laterale)<br />
Beirut</p></blockquote>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1722" title="insegna slow food" src="http://nomadistanziali.com/wp-content/uploads/2009/07/insegna-slow-food.jpg" alt="insegna slow food" width="500" height="666" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1723" title="Miele" src="http://nomadistanziali.com/wp-content/uploads/2009/07/miele.jpg" alt="Miele" width="500" height="375" /><img class="aligncenter size-full wp-image-1724" title="mercatino slow food beirut" src="http://nomadistanziali.com/wp-content/uploads/2009/07/mercatino-slow-food-beirut.jpg" alt="mercatino slow food beirut" width="500" height="375" /></p>
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